L'altra sera stavo risolvendo un'identità matematica e, forse perchè la mia mente era in fase di fusione, mi sono venute in mente delle strane domande, anche se non saprei dire quale flusso di pensieri (stream of conciousness) mi abbia portato a formularle.
Certe volte mi sembra di comprendere per quale motivo Salvatore Quasimodo individuasse la felicità nella solitudine: non perchè gli altri ci rendono infelici, ma perchè possiamo prendere consapevolezza di noi stessi solo se non fagocitati dall'istinto di omologarci.
Ma in fondo non è proprio la consapevolezza di noi e di ciò che ci circonda che ci rende infelici?
Allora perchè ci danniamo per raggiungerla?Perchè cerchiamo di raggiungere l'infelicità?Com'è possibile che l'eterna tensione sia, di fatto, rivolta all'infelicità?E,se la tensione umana è diretta all'infelicità ed una tensione è compiuta solo quando realizzata, allora perchè cerchiamo di realizzare l'infelicità? Se l'infelicità è il risultato della tensione e nel risolvere una tensione si è felici, coincidono felicità ed infelicità?Se coincidessero, verrebbero negati gli opposti e, se venissero negati gli opposti, cosa porterebbe allo scontro di forze che determinano il progresso e l'evoluzione umana? è per questo forse che l'uomo non può essere nè completamente felice nè completamente infelice?Perchè se lo fosse non progredirebbe?
Ecco un pensiero che non credevo di formulare, per il semplice fatto che non ci avevo mai riflettuto consapevolmente, ma faceva parte dei miei pensieri inconsci!!!!
La mente mi fa spesso scherzi di questo tipo, ma ho smesso anche di preoccuparmene perchè fanno parte del mio modo di essere.
Un ideale utopico
9 anni fa
1 commento:
godendo il profumo di mondo,lo sguardo fisso in quel punto lontano dove si smarrii il mio pensiero errante, dibattendomi nelle contingenze, vincendo le paure e superando gli ostacoli: ritorno al mio futuro e ci rimango.
si smarrisce il mio Me.
Nei progetti andati e quelli che andranno, lockkati fragilemente alle nuove realtà , un Me stesso che mi piaceva, che non c’è più. cosa sarà?
Ho dato un nome ai fantasmi, e non è poco: mi spavento dippiù.
Perché i più previ silenzi, si portano addosso pensieri lunghi e pesanti. Si fanno leggeri a giorni, sull'onda quei profumi di giardini d'estate o nel tepore del sole autunnale.
domani? chi lo sa: forse un oggi che non già si presenta, o uno ieri da rivivere ancora. per adesso sogni di nuvole.
riflettici anche tu. e il tuo di futuro?
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