Buona sera tutti, quante volte vi siete domandati "non c'è un'altra soluzione?"?
Immagino almeno una volta, bè a me capita in continuazione, ogni singolo istante della mia vita ha questa colonna sonora, non c'è situazione che mi si presente che non mi porti a pormi tale interrogativo...
In fondo non posso dire che sia negativo nè angoscioso, anzi, è essa stessa una certezza; eppure c'è una situazione in cui sono sicura della risposta che do: quando risolvo un problema o un'equazione matematica...
Cosa c'è di più rassicurante del principio fondamentale della matematica "ad un'equazione di grado n corrispondono n soluzioni"?
Una volta trovati i valori basta sostituirli nella traccia e si ha la certezza di aver trovato la giusta soluzione di un problema...
Nella vita purtroppo, o per fortuna, non si può mai avere la certezza di aver considerato tutte le possibilità, nè tantomeno si può essere sicuri che la nostra scelta sia quella giusta...
Ma il mondo della matematica è un mondo a suo modo ideale, rassicurante ed ordinato; ma, proprio per questo, esso costituisce una dimensione inumana, che non lascia spazio ai dubbi ed alle inquietudini dell'esistenza...
Ci sono filosofi, come Kierkegaard, che vedono nell'esistenza un continuo presentarsi di scelte (aut..aut...) e che queste scelte sono causa di angoscia; personalmente ritengo che sia più angosciosa la fede in un mondo ordinato nel quale la nostra determinazione è limitata se non nulla...
L'angoscia che provava Kierkegaard è per me l'essenza stessa della vita, quella molla che ci porta ad andare avanti; perchè la capacità di scegliere provoca assuefazione, quando si prova il piacere di autodeterminarsi non si può più fare a meno di provare quel senso di "responsabilità", di "volontà di potenza".
Dopo aver sperimentato la libertà, dopo essersi confrontati con se stessi non si può più delegare la propria esistenza ad un ordine precostituito, anche se ciò significa non avere certezze e vivere in equilibrio precario...
Candido, il protagonista dell'omonimo saggio di Voltaire, credeva che il mondo in cui viveva fosse "il migliore dei mondi possibili" (si può scorgere l'influenza del pensiero di Leibniz), ma l'esperienza lo ha portato a rendersi conto di quanto in realtà il mondo esterno, lontano dal "nido" del castello, fosse terrificante e pericoloso: le certezze che si era costituito, pagina dopo pagina, crollano inevitabilmente ma la sua coscienza lo porta non all'angoscia, ma alla curiosità, lo porta a sorridere sulle sue precedenti certezze..
Anche noi, quando ci affacciamo al mondo dovremmo mostrarci curiosi di quanto siua precario ed inspiegabile quanto ci circonda senza provare angoscia ma curiosità ed un pizzico di euforia: perchè, se proprio vogliamo trovare una certezza, quella è proprio che le certezze non esistono!!!!
Non fatevi abbattere dalle difficoltà e non fatevi soppraffare dai dubbi, anzi serbateli come i tesori più preziosi perchè sono quelli che qualificano la vostra vita; e le certezze lasciatele a chi ama illudersi perchè ha paura di mettersi in gioco!!!!!!!!!
Un ideale utopico
9 anni fa
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